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Il quartiere

Il castello di Torrenova e la Chiesa di San Clemente

12-vista-fronatle-del-castello-300x217Oggi sito sulla via Casilina all’altezza del numero civico 1388, il castello nacque come edificio romano, appartenente – come tutta la tenuta circostante – quasi sicuramente a Fabio Cilone, intimo amico dell’imperatore Settimio Severo e istitutore dei suoi figli Caracalla e Geta, Console e Prefetto di Roma dal quale ha preso il nome Grotta Celoni (anticamente detta Cryptae Cilonis).
La storia certa è datata solo a partire dal 1500, periodo in cui la proprietà viene accertata alla famiglia romana dei Capranica. Nel 1562 la tenuta e l’intero castello venne venduto a Cristoforo Cenci, il cui figlio Francesco Cenci incorporò nella tenuta tre altri fondi vicini: le pediche di San Matteo, delle Forme e del Torraccio. Nel giro di appena otto anni (1562-1600) Francesco Cenci riuscì ad inglobare all’originario e modesto casale medievale di Torrenova un tale numero di proprietà, che il latifondo si estese dai 258,5 rubbia iniziali a 925 rubbia nel 1600. Costretto a fuggire da Roma per evitare una condanna, Francesco si rifugiò a Petrella Salto presso la tenuta della famiglia Colonna (patroni dei Cenci) dove venne assassinato. Del complotto vennero accusati i figli di Francesco e tutti i familiari: Beatrice la figlia, la moglie di secondo letto Lucrezia, i figli Giacomo e Bernardo, il castellano Olimpio Calvetti ed il maniscalco Marzio da Fioran detto il Catalano.
Dopo l’esecuzione avvenuta l’11 settembre 1599 le proprietà della famiglia Cenci furono confiscate dalla Camera Apostolica e vendute all’asta per 91.000 scudi. La grande tenuta di Torrenova venne acquistata da Gian Francesco Aldobrandini, nipote del papa Clemente VIII che aveva decretato la condanna a morte. (Fonte: Wikipedia)

interni-della-chiesa-di-san-clemente-211x300A Giovanni Francesco Aldobrandini si deve  la commissione di una cappella rurale, adiacente il palazzo signorile, dedicata a S. Clemente in onore del pontefice suo zio Clemente VIII.
La chiesa rinascimentale di S. Clemente, opera dell’architetto Giovanni Fontana, sarebbe stata costruita su un edificio antico, di cui però oggi non sono visibili i resti. A navata unica con due cappelle laterali, secondo la testimonianza di Padre Coste la chiesa nel 1965 conservava ancora su un arco lo stemma del papa Clemente VIII ben visibile, varie pitture murali che potevano risalire con ogni probabilità all’epoca della costruzione, sul fondo nell’area absidale un baldacchino con sopra la raffigurazione di “Dio Padre con globo e angeli”, sull’altare un quadro “dal senso incerto: scena campagnola con in mezzo un papa che prega, in alto un agnello. Sulla destra una sagrestia bassa con copertura a volta”. La chiesa custodisce ancora oggi sul frontone, in memoria del papa, l’iscrizione SEDENTE CLEMENTE VIII PONT OPT MAX.

P10505881-300x225La chiesa di S. Clemente nel Seicento fu di pertinenza del capitolo di S. Giovanni in Laterano e insieme alla basilica dei Ss. Pietro e Marcellino, fu l’unico edificio religioso situato lungo la Via Labicana, in quest’area dell’Agro Romano al confine con Frascati. La piccola cappella rurale di  S. Clemente venne visitata nel 1655 dal pontefice Alessandro VII impegnato in visite pastorali alle chiese della Campagna Romana, a testimonianza della sua importanza nella rosa delle chiese presenti nell’area circostante Roma. La presenza della famiglia del pontefice Clemente VIII a Torrenova, ha indotto alcuni studiosi a pensare che in questi luoghi il papa stesso avesse commissionata una magnifica villa e avesse portato dalla basilica lateranense colonne di marmo pregiate destinate alla chiesa a lui dedicata. Allo stato attuale degli studi tuttavia non vi sono testimonianze attendibili che convalidino la presenza di una villa papale nell’area. Nel 1817 ancora in sito nella chiesa di S. Clemente si potevano ammirare marmi pregiati con decorazioni magnifiche, oltre ad un’urna sepolcrale con testa leonina, in seguito trasformata in fontana e visibile ancora oggi nel cortile del casale.
(Fonte: http://giardinettis.altervista.org)