"Ecco, com'è bello e com'è dolce che i fratelli vivano insieme!"

Lectio Divina: 28 Maggio 2018

SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO (ANNO B)
Es 24,3-8; Sal 115; Eb 9,11-15;
Canto al Vangelo (Gv 6,51)
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo, dice il Signore, se uno mangia di questo pane vivrà in eterno. Mt 14,12-16.22-26

Canto
Alleluia (8 volte)
Ed oggi ancora, mio Signore, ascolterò la tua parola che mi guida nel cammino della vita.

⇒Lettura biblica

12Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: “Dove vuoi che andiamo a preparare perché tu possa mangiare la Pasqua?”.
13Allora mandò due dei suoi discepoli dicendo loro: “Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo 14e là dove entrerà dite al padrone di casa: Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, perché io vi possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli? 15Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala con i tappeti, già pronta; là preparate per noi”.
16I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono per la Pasqua. 22Mentre mangiavano prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: “Prendete, questo è il mio corpo”. 23Poi prese il calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. 24E disse: “Questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza versato per molti. 25In verità vi dico che io non berrò più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo nel regno di Dio”.
26E dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.
(Mc 14,12-16.22-26)1

⇒Che cosa dice il testo biblico in sé?

  • Mc 14,12-16, I preparativi della cena dell’addio
    • v. 12, «Il primo giorno degli Azzimi»2: Marco (come Mt 26,17-19 e Lc 22,7-13) fa dell’ultima cena di Gesù quella pasquale, che i giudei consumavano la vigilia della festa di Pasqua (v. 12a). È improbabile che Gesù abbia potuto mangiare la Pasqua giudaica: egli sarebbe morto il giorno dopo, nel pieno della festa pasquale. Le norme giuridiche dell’epoca vietavano condannare e mettere a morte qualcuno dopo che la grande festa fosse cominciata.
      La cronologia di Giovanni è storicamente preferibile: la Pasqua giudaica cadeva quell’anno in giorno di sabato (Gv 19,31); Gesù è stato crocifisso il giorno prima, venerdì, nella stessa ora in cui si sgozzavano gli agnelli per mangiarne la carne la sera stessa (Gv 18,28). Gesù ha consumato la cena d’addio il giovedì.
      I sinottici (Mt, Mc, Lc) a cose fatte l’hanno trasformata in cena pasquale perché la morte e risurrezione di Gesù sigillava la «nuova pasqua», liberazione dal male e dalla morte.
    • vv. 13-16: il racconto prende un andamento prodigioso. Colpisce che i discepoli incontrano un uomo che porta l’acqua, compito che in genere spetta alle donne; Gesù propone questo curioso particolare come un segno convenuto in anticipo. E la seconda stranezza è la scoperta di una stanza «già pronta» per la cena. Gesù viene presentato come un profeta che conosce tutto quello che deve avvenire fino ai minimi particolari.
      Marco probabilmente si è ispirato a 1Sam 10,1-10 dove Samuele prevede gli incontri provvidenziali che farà il giovane Saul, i quali proveranno che Dio ha scelto questo giovane come re d’Israele. Analogamente i previsti incontri provvidenziali, preannunciati da Gesù, saranno segno che Dio ha scelto Gesù come il re messia (vedi anche 11,1-11). Tutto accade secondo la previsione del maestro (v. 16).
      Pasquale / Pasqua: richiamano il lettore sul significato ultimo della cena che sarà la celebrazione di avvenimenti che commemorano l’uscita dell’Egitto, cioè l’annuncio della morte e risurrezione liberatrici del messia.
  • Mc 14,22-26, l’istituzione dell’Eucarestia
    • Come Mt 26,26-29 e Lc 22,19-20 propone un racconto breve e schematizzato: si tratta evidentemente di un testo liturgico già predisposto. Nel v. 22 il maestro compie un gesto rituale noto ai giudei durante il pasto festivo: come capofamiglia presiede la tavola, prende il pane e rivolge a Dio una viva preghiera di lode e di ringraziamento per i doni ricevuti. La «benedizione ebraica» è un atto solenne e lungo con il quale gli israeliti rendono grazie al Signore per aver loro offerto la salvezza. Pronunciata tale benedizione, Gesù spezza il pane e poi lo divide distribuendolo a ciascun commensale compiendo questo gesto dicendo: “Prendete, questo è il mio corpo”. In aramaico «corpo» indica la «persona» non solo la sua carne, mangiare il corpo di Gesù è entrare in comunione con lui che va a morire.
    • “Questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza versato per molti”, Gesù rende di nuovo grazie a Dio (il termine eucarestia deriva dal greco εὐχαριστέω, eucharistô, ‘ringrazio, rendo grazie’). «Il mio sangue» indica «la mia vita» (Lv 17,4), bevendo al calice i discepoli comunicano con Gesù che sta per offrire la sua vita (1Cor 11,17-34). La prima alleanza con Dio è siglata da Mosè con il sangue dei giovani tori (Es 24,3-8) ora il sangue di Gesù sarà «il sangue della nuova alleanza» di Dio con l’umanità intera (1Cor 11,25; Lc 22,20). «Molti» per un giudeo voleva dire a favore di «tutti» (Is 53,12). Gesù annuncia la sua vittoria promettendo la venuta del regno di Dio con l’immagine messianica del banchetto che deve saziare la fame e la sete degli uomini alla fine dei tempi (Is 25,6-9).
    • vv. 25-26, la cena si conclude come tutti i pasti festivi dei giudei cantando la seconda parte dell’Hallel (Lodate il Signore), i Salmi 115-118 e poi il maestro e discepoli si recano sul monte degli Ulivi, fuori dalle mura della città per sottrarsi alle minacce che incombono.

⇒Nella preghiera cerca di capire cosa, il Signore, vuole dirti con questo testo biblico.
⇒Sempre nella preghiera cerca di capire come rispondere concretamente a ciò che il Signore ti ha richiesto.
⇒Quindi godi della presenza del Signore.

Preghiere finali

Padre nostro

Ecco il pane degli angeli,
pane dei pellegrini,
vero pane dei figli:
non dev’essere gettato.

Con i simboli è annunziato,
in Isacco dato a morte,
nell’agnello della Pasqua,
nella manna data ai padri.

Buon pastore, vero pane,
o Gesù, pietà di noi: nutrici e difendici,
portaci ai beni eterni
nella terra dei viventi.

Tu che tutto sai e puoi,
che ci nutri sulla terra,
conduci i tuoi fratelli alla tavola del cielo
nella gioia dei tuoi santi.


Per chi desidera approfondire la Lectio è possible scaricare il testo in formato PDF e stamparlo comodamente a casa: Lectio Divina – 03 giugno 2018

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  1. Il testo biblico è ripreso dal sito del Vaticano e il commento biblico (rielaborato) da J. HERVIEUX, Vangelo di Matteo, ed. Paoline.
  2. Gli azzimi (o azimi) (dal greco άζυμος, ázymos, che significa senza lievito) sono i pani non lievitati, che nella lingua ebraica si chiamano mazzot. Vengono usati nella celebrazione della Pasqua ebraica, secondo quanto prescrive Esodo 12,8. L’usanza di mangiare pane confezionati con la farina ricavata dal grano nuovo e senza lievito ha origini dall’omonima festa agricola di mazzot, che segnava l’inizio della mietitura dell’orzo, la prima della stagione agricola (Es 23,15; 34,18). Dopo la riforma di Giosia, tale festa fu unita alla festa di Pésach, la festa ebraica che commemora la liberazione dalla schiavitù dell’Egitto (Pasqua ebraica), che era invece di origine nomadica e legata alla pastorizia (cfr. 2Re 23,21-23). Per questo motivo la Pasqua ebraica è anche detta Festa degli Azzimi (ebraico: Hag ham-mazzot). Al tempo di Gesù il pane azzimo veniva confezionato di forma quadrata. Nell’Ultima Cena Gesù spezzo un solo pane azzimo per gli apostoli che celebravano con lui la Pasqua. (http://it.cathopedia.org/wiki/Azzimi)

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